L’intervento di mastoplastica additiva è quello che, in chirurgia plastica, viene utilizzato per soddisfare il desiderio di una donna di vedere aumentare il volume del proprio seno.  Tra gli interventi di chirurgia plastica è ormai uno dei più richiesti e, dunque, di quelli che rientrano ormai tra le operazioni “di ruotine” per i chirurghi plastici.  Non si tratta di un intervento particolarmente rischioso, ma, si tratta comunque di un intervento chirurgico e in alcuni casi, chi vi si sottopone può incorrere nel rischio di una contrattura capsulare.

Mastoplastica additiva e contrattura capsulare: di cosa si tratta

Il rischio di contrattura capsulare, purtroppo, non è prevedibile, poiché in ogni paziente la composizione del tessuto connettivo varia parecchio, e questo comporta una differente reazione del derma in risposta a lesioni di vario tipo come, appunto, le incisioni cui si viene sottoposti durante un intervento di mastoplastica additiva. 

Per lo stesso motivo esistono pazienti che, in seguito ad un intervento simile, sviluppano uno spesso tessuto cicatriziale intorno alle lesioni, ed altri che invece possono sostenere tagli e lesioni profonde sviluppando solo cicatrici sottili.

MASTOPLASTICA_ADDITIVA_CATANIA

Ma, esattamente, cosa s’intende per contrattura capsulare?

Quando si parla di contrattura capsulare, s’intende l’incapsulamento delle protesi inserite nel seno, ovvero la formazione di una sorta di capsula attorno all’impianto delle protesi stesse e, questo, è in effetti uno tra i rischi maggiori quando si sceglie di affrontare un intervento di mastoplastica additiva e può presentarsi sia subito dopo l’intervento che a distanza di anni. 

Le protesi così incapsulate vanno poi ad inspessirsi ed indurirsi, provocando dolore e dando al seno una forma innaturale e non quella che avrebbe dovuto avere dopo un intervento senza complicazioni. 

Esistono inoltre diversi gradi di contrattura capsulare:

  • Grado I: il seno sembra naturale ed è morbido al tatto. Non ci sono fastidi o dolori;
  • Grado II: anche se dall’aspetto normale, al tatto il seno non è morbido, ma duro. Possono esserci leggeri fastidi;
  • Grado III: l’aspetto non è normale, ma si nota della malformazione. Il seno è indurito. Se si tocca, si può sentire la stessa protesi. Può esserci del dolore;
  • Grado IV: il seno è completamente duro e deformato. L’aspetto non è normale. Si avverte dolore.

In base al grado di gravità del problema, bisogna dunque stabilire come e quando intervenire, anche se, in linea generale, è consigliabile risolvere il problema in tempi brevi: non appena si avvertono i sintomi di durezza e rigidità del seno o si nota la forma strana dello stesso. 

Sulle cause di una simile reazione del corpo alle protesi inserite rimangono ancora dei dubbi, anche se la causa principale del disagio va spesso ricercata una cattiva esecuzione dell’intervento.

Affidarsi ad un chirurgo plastico che sia in grado di scegliere la tipologia di protesi e le modalità d’intervento più adeguate rimane il modo migliore per evitare d’incorrere in situazioni post- operatorie problematiche come quelle di una possibile contrattura capsulare. 

 

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